Paolo Iabichino

Ho la sensazione che da qualche anno noi si viva come sospesi, tra fisico e virtuale, tra tecnologia e umanesimo, tra intelligenze artificiali ed esuberanze empatiche.

Stiamo attraversando un’età di mezzo che ha superato addirittura la fluidità del post-moderno, per affacciarsi su una nuova era che ancora non siamo riusciti a decifrare e a definire.

La pandemia ha accelerato un guado che si era ormai reso urgente e necessario, ma credo che non possiamo affidarci alla cosiddetta “nuova normalità” per attraversare questo passaggio.

Ci capiamo poco perché sono venute meno quelle sottili membrane che anche la fluidità di Bauman riconosceva come maniglie a cui aggrapparsi per intepretare un presente quanto mai dinamico. Ora però assistiamo a una continua polarizzazione di contrari, le cui sintesi richiedono complessità, creatività e contaminazioni a cui non eravamo del tutto preparati.

Forse ci mancano le capacità cognitive e intellettuali, i riferimenti culturali, le categorie sociali ed econoniche. E per chi fa impresa l’impegno è ancora più marcato, perché le tradizionali istanze di profitto devono saper incontrare impegni civici e sociali, non solo quelli dettati dal mercato.

Sono saltati schemi e paradigmi, le competenze non sono sufficienti, le sensibilità non salvano, ma le posture e gli atteggiamenti possono aiutare a orientarsi meglio. È come se ci trovassimo di fronte a un bivio antropologico: da una parte il ritorno alle strade già battute, dall’altra sentieri vergini, dove ci sono solo pochissime impronte, quelle di chi sta provando a disegnare rotte inesplorate dentro una nuova mappa dell’esistere.

Credo che questo non sia il momento di far discendere dall’alto mantra e convinzioni, è il momento della comprensione, dell’analisi e dell’ascolto. Dobbiamo fare uno sforzo per leggere il presente con chi prova a cimentarcisi.

Per questo ho accettato di accompagnare la Camera di commercio di Milano Monza Brianza e Lodi in una rassegna di dialoghi dedicati alle loro imprese e aperti alla cittadinanza, da dentro la casa del Punto Impresa Digitale, il Palazzo Giureconsulti della Città di Milano. Per ovvi motivi gli appuntamenti saranno in streaming, a partire da gioved’ 24 settembre.

Sarò insieme a Marisandra Lizzi, un’amica che è anche una delle più attente osservatrici della cultura digitale in questo Paese. Parleremo di contaminazione, di incontri tra atomi e bit, di empatie e linguaggi, lo faremo ogni quindici giorni fino a dicembre, usando la conversazione per orientare i nostri invitati. Per partecipare basterà registrarsi alla piattaforma messa a disposizione per seguire gratuitamente ogni incontro. Qui c’è qualcosa che somiglia a un programma per salutare la vigilia di questa nuova era, dove le connessioni tra uomini e algoritmi fanno parte di un nuovo ecosistema abitativo che proveremo a interpretare.

🙏

Se vuoi seguirmi fai pure, ma sappi che non conosco la strada.

Se vuoi seguirmi fai pure, ma sappi che non conosco la strada.