Vendere per esclusione

Arriva il San Valentino pandemico, e un piccolo brand ci dà una lezione di scrittura garbata.

Spero di sbagliarmi, ma temo l’arrivo di uno stucchevole fiume di melassa per tutte quelle pubblicità costrette a ricordarci il primo San Valentino in pandemia da quando le merci hanno cominciato a festeggiare il giorno degli innamorati e, neanche a dirlo, delle innamorate.

Il distanziamento impone il tributo retorico esaltato dal prodotto di turno per le coppie non congiunte, e credo anche per quelle congiunte che ancora resistono ai colpi dei lockdown.

Arriveranno fiumi di post, credo non mancherà un nuovo esperimento sociale di quelli con le telecamere nascoste e le telecamere che riprendono le telecamere nascoste, ciascuno si troverà ad invitare i propri target verso negozi fisici e digitali e immancabilmente sui nostri feed e in decine di room dentro ClubHouse arriveranno anche gli immancabili Grinch di San Valentino: i cinici, che quando ne sentono parlare si fanno un’amara risata: i sentimenti non li riguardano.

E con loro arrivano anche i disillusi, che prima lo festeggiavano e dopo hanno smesso. C’è anche chi non ha nessuno con cui fare festa, e quindi brontola o fa finta di niente. I più puri invece tendono a ignorare l’evento, perché l’amore, sottolineano, non ha una data, si celebra tutti i giorni avendo cura della persona amata. Poi ci sono gli anticonformisti è una questione di stile, e la loro protesta suona più o meno così: figuriamoci se partecipiamo a un rito che si ripete ogni anno senza una vera ragione, se non quella di sacrificare i sentimenti sull’altare del consumismo.

Tra quelli che non ne vogliono sapere e se ne lamentano di nascosto, lasciandosi sfuggire qualche imprecazione, ci sono anche i finti innamorati, quelli che stanno insieme per pigrizia; il loro calvario è la ricerca del regalo: una pratica faticosa da sbrigare, un dovere da compiere senza slancio. Il 14 febbraio sono tesi, disorientati, si scambiano i pensieri, brindano non sanno bene a cosa e perché, e il giorno dopo ripiombano in un lungo letargo. Festeggiano loro malgrado: alzano i calici, ma è tutta una messa in scena.

Ho usato parole non mie per descrivere questo spietato inventario di verità in cui ciascuno può trovare il proprio posto, riconoscersi e dare libero sfogo alla propria convinzione usando i propri feed per arginare la questua di chi vorrebbe riempire i loro carrelli.

Immagino gli sforzi di intere comunità creative impegnate a mettere insieme parole per rivolgersi ai target di cui sopra, mentre qualcuno sceglie di scrivere a una nicchia di pubblico, ormai fuori moda, anacronistica e anche un po’ sfigata perché ‘sto Covid proprio non aiuta gli ultimi esemplari di una specie rarissima: gli innamorati.

Credits — Copywriting: Paolo Priolo, Founder // Art Direction: Emanuela Carelli, Co-Founder // Fotografia: Alessio Keilty

Mi è piaciuto l’approccio per sottrazione di questo piccolo brand che ho avuto modo di conoscere per la loro presa di posizione durante i giorni del black friday. Mi è piaciuto perché porta avanti una scrittura intelligente e garbata, che sceglie la propria interlocuzione e prova ad attivare solo chi ci crede. E sono disposto a scommettere che ci credano anche loro, perché sul sito raccontano il desiderio di portare il Made in Italy al massimo grado di sostenibilità, con una scelta radicale non solo in termini di filiera, ma anche per la volontà di focalizzarsi su un unico prodotto: il bracciale da uomo.

Sostengono sia necessario produrre di meno, nel miglior modo possibile, con il gusto delle cose ben fatte e il minor impatto sull’ambiente. Portano avanti una processo di produzione a bassissimo impatto e attento a ogni dettaglio, dalla concia vegetale al packaging.

Sono innamorati e scrivono a propri simili, chiamando fuori tutti gli altri e con parole che partiranno dai loro canali sociali per stanare quel romanticismo di cui c’è ancora tanto bisogno.

Se vuoi seguirmi fai pure, ma sappi che non conosco la strada.

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